Come creare i nuovi profili Adobe con Camera Raw


Come descritto nel precedente articolo, le nuove versione dei software Adobe hanno introdotto una rivoluzionaria tecnologia nei profili di fotocamera. Fino ad Aprile 2018 i software di Adobe per lo sviluppo del file raw (Lightroom e Camera Raw) usavano dei profili per ogni fotocamera permettendo all’utente di crearne di personalizzati, con l’uso il Color Checker Passport (vedi il mio articolo su come fare).

Partiamo subito con le differenze principali. Prima di tutto i nuovi profili si basano sul linguaggio XMP e contengono numerose funzioni che non era possibile far eseguire ai profili .dcp. Come ho scritto precedentemente sono stati organizzati dei ‘set’ di profili nel pannello di Base: alcuni tecnici da usare come punto di partenza per la correzione dell’immagine; altri da considerarsi più ‘creativi’; il tutto distribuito con ordine in un piccolo ‘browser’. Ci sono, inoltre, dei nuovi strumenti per la creazione di profili di questo tipo molto più sofisticati che consentono un controllo quasi totale del color grading finale.

Una breve introduzione.

Quale funzione svolgeva il vecchio profilo .dcp?

Il profilo .dcp è un documento che descrive la resa del colore per ogni sensore di fotocamera, in altre parole trasforma l’RGB di uno specifico sensore in uno spazio RGB standard. Inoltre istruisce il processore dei dati raw sul corretto bilanciamento del bianco. Ogni profilo .dcp è dipendente dal sensore che rappresenta, per meglio dire ogni sensore può essere descritto da un ‘unico’ profilo .dcp. Per creare diversi profili per un singolo sensore è necessario creare più profili .dcp.

Il vecchio profilo .dcp poteva contenere una “look table’ (Tavolozza aspetto in italiano)che forniva, eventualmente, una correzione ‘stilistica’ dei colori già renderizzati e bilanciati. In questo modo era possibile, partendo dalla stessa resa del colore, produrre un’altra interpretazione che permettesse di avere colori simili da fotocamere diverse. Questa idea era nata per permettere ai fotografi di avere la costanza del colore da sensori diversi ma anche per ricreare certi stili di ripresa (incorporati nei Jpeg in fase di ripresa) come il ritratto, paesaggio ecc.

Data la specificità di questi profili .dcp (contenevano contemporaneamente istruzioni interpretative del sensore e stili di colore) è scomodo gestire decine di profili diversi, oltre che impossibile applicarli a sorgenti diverse come, ad esempio, un file Jpeg.

I nuovi profili

I profili basati su XMP di nuova introduzione, allo stesso modo, specificano principalmente il colore ma anche il tono dei dati già renderizzati e in uno spazio colore di output. Nel caso dei file raw il profilo può anche specificare un profilo .dcp di base da usare per il processore di dati raw. In questo modo i nuovi profili possono essere usati anche per i Jpeg.

Secondo le specifiche tecniche di Adobe le innovazioni sono:

  1. supporto ai file Tiff e Jpeg oltre che a tutti i file raw
  2. estensione delle capacità dei profili .dcp. Tutti i nuovi profili partono da quello chiamato Adobe Standard
  3. una LUT (Look Up Table o ‘Tavolozza di consultazione colore’ in italiano) da RGB a RGB che può eseguire mappature di colore simili a quelle dei Predefiniti e contenere anche regolazioni come Chiarezza e Vignettatura, ad esempio.
  4. un cursore opzionale che consente di aumentare o ridurre l’effetto globale del profilo applicato
  5. i file dei nuovi profili sono scritti in XMP e non in in binario come i .dcp
  6. possono includere interessanti metadati che permettono all’utente di raggrupparli e filtrarli per rendere l’operazione di scelta più semplice

Dentro ai nuovi profili

I profili XMP possono avere una LUT (Tavolozza di consultazione colore) da RGB a RGB descritta nel formato .CUBE la cui dimensione massima è di 32x32x32. Possono anche avere una semplice look table (Tavolozza aspetto) che corrisponde alle specifiche del DNG 1.4 e viene scritta in formato .csv (Comma Separated Value).

Le LUT lavorano quasi alla fine del processo consentendo di mantenere lo stile di colore, mentre le look table vengono applicate subito dopo la conversione dei dati raw. I nuovi profili possono contenerle entrambe o solo una di esse ed è possibile specificare, nella creazione di un profilo XMP come vedremo in seguito, qualsiasi look table contenuta in un profilo .dcp

Ma la grande novità, secondo me, sta nel fatto che i nuovi profili XMP possono applicare una correzione praticamente ‘totale’ come potrebbe fare un Predefinito di sviluppo; lavorando anche su contrasto, esposizione, chiarezza, vignettatura ecc. Inoltre, questi profili applicano le loro regolazioni ‘dietro le quinte’ cioè non visibili nell’interfaccia utente. Ad esempio se specifico un valore di Contrasto +15 nel mio profilo XMP, quando esso verrà applicato il cursore di contrasto sarà al valore zero, quindi se lo alzo ancora a 15 alla mia immagine verrà applicato un contrasto pari a +30 ma nell’interfaccia verrà letto come +15

Creare un nuovo profilo XMP in modalità base

Attualmente è possibile creare questa tipologia di profili solo con il plug in di Photoshop: Adobe Camera Raw e con la pressione del tasto ‘alt’ durante il click sul tasto Nuovo Predefinito (vedi fig. 1)

Fig. 1

Per poter seguire questo tutorial potete scaricare i file da questo link nel sito Adobe, cliccando su Profiles SDK (April 2018).

Proviamo, per prima cosa, a creare un nuovo profilo senza alcuna LUT ma con solo delle regolazioni, come se fosse un Predefinito di sviluppo.

Apriamo un file raw e ripristiniamo le impostazioni di base selezionando dal menù a comparsa la voce Impost. Predefinite Camera Raw, da pannello Base (vedi fig. 2). Notate come il profilo predefinito applicato al file raw sia chiamato Adobe Color.

Fig. 2

A questo punto iniziamo a fare delle regolazioni che trasformino l’immagine e diano l’apparenza che desideriamo memorizzare nel profilo.

Applicherò alla mia immagine delle correzioni così:

Pannello di base

Contrasto = -20

Luci = +25

Ombre = +15

Neri = +10

Chiarezza = +10

Rimuovi foschia = +10

Pannello divisione toni

Luci

Tonalità = 32

Saturazione = 26

Ombre

Tonalità = 266

Saturazione = 15

L’effetto risultante, come si può vedere in fig. 3, è simile ad una stampa analogica coi colori ‘invecchiati’, una contrasto ridotto ed un viraggio dei toni.

Fig. 3

A questo punto possiamo passare alla scheda Predefiniti di Camera Raw (la penultima) e, come anticipato, fare alt+click sul tasto in basso a destra Nuovo Predefinito. Questa operazione ci riporterà ad una nuova finestra di dialogo come mostrato in fig. 4

Fig. 4

Come si può vedere con questo nuovo tipo di salvataggio, a differenza di prima, vengono già memorizzati automaticamente i valori impostati sull’immagine; prima era necessario memorizzarli! Diamo ora un nome a questo profilo e clicchiamo OK mantenendo le impostazioni predefinite così come sono. Lo possiamo ritrovare subito nel pannello di Base all’interno del browser dei profili. Basta cliccarci sopra per ottenere tutto l’effetto combinato. Notiamo ora come il risultato sia identico ma i cursori di Camera Raw siano tutti sui valori predefiniti, cioè tutti a zero.

Con questa tecnica si possono creare numerosi profili per ogni tipo di ‘stile’ di colore e/o resa tonale che si desideri. Si può inserire nel profilo, come avevo anticipato, anche delle regolazioni come il contrasto, la chiarezza, la curva ecc. che prima non erano possibili. Un altro grande vantaggio dei profili XMP sta nelle (LUT), cioè nel fatto, come vedremo tra poco, che si possono agganciare ad un profilo anche delle LUT che vengono usate anche nel cinema per il color grading. 

Le impostazioni avanzate dei profili XMP

La voce contenuta nelle Impostazioni avanzate della finestra di dialogo in fig. 4 si chiama ‘Intensità mappatura toni’ e contiene tre scelte: Basso (normale), Medio e Alto. Tramite questo controllo, pensato soprattutto per le immagini HDR, è possibile aumentare la funzione di modifica che sta sotto ai cursori Luci e Ombre nel pannello Base di Camera Raw (o nel modulo di sviluppo di Lightroom). In pratica si ottengo dei risultati più ‘forti’ usando l’impostazione Medio e Alto mentre, nella modalità Basso (normale), i cursori di Luci e Ombre mantengono le loro solite potenzialità.

Creare un nuovo profilo XMP con una Tavola di consultazione colore (LUT)

Prima di provare questo metodo è utile tenere a portata di mano i file dell’SDK che avete scaricato tramite il link al sito Adobe precedentemente fornito. Oppure potete scaricare dal Web un file .CUBE che contenga un effetto di color grading, ce ne sono molti in rete anche gratuiti.

A questo punto ripetiamo le operazioni fatte in precedenza fino alla creazione con alt+click di un nuovo profilo, ritrovandoci così nella finestra di dialogo vista in precedenza in fig. 4

Si noti come nell’ultima parte denominata Tavola di consultazione colori (LUT) sia possibile attivarne la spunta e subito dopo caricare un file .CUBE. Fate questa operazione e scegliete il file che volete usare come ‘stile’ di colore. Lasciate, per ora, tutte le impostazioni predefinite (spazio, gamma, min. e max) e cliccate su OK.

Applicate ad un’immagine il profilo appena creato e osservate come sotto al nome del profilo appare anche un cursore chiamato Fattore (Fig. 5).

Fig. 5

Questo cursore, direttamente collegato ai valori Min e Max precedentemente ignorati, fa si che l’utente possa ridurre o aumentare la potenza di alcuni parametri con cui viene applicato il profilo. Ad esempio, se il profilo contiene una vignettatura questa può essere ridotta o aumentata come intensità ma non come sfumatura, ecco perché ho scritto alcuni parametri.

Quando il valore Min viene portato a zero l’effetto del profilo si annulla, quindi se lasciate i valori Min e Max come sono durante la creazione del profilo questo cursore vi permette di azzerare o raddoppiare l’effetto del profilo stesso. Se invece li modificate per esempio a Min 50 e Max 150 avrete la possibilità successivamente di scalare o incrementare l’effetto come prima ma, essendo Min a 50, non più a zero ma alla metà. Dalla parte contraria, invece, se voglio aumentarlo non arriverò più al doppio ma, essendo Max a 150, solo ad una volta e mezza. Di conseguenza se disattivo la funzione in fase di creazione del profilo il cursore Fattore non sarà disponibile.

Nota: Per creare un file .CUBE si può usare anche Photoshop, basta eseguire delle modifiche attraverso livelli di regolazione e scegliere dal comando File > Esporta la voce Tavole di consultazione colore.

Creare un nuovo profilo XMP con una Tavola aspetto (look table)

Infine possiamo creare un profilo che includa anche una Tavolozza colori (look table) ovvero una tabella di correzione del colore di base eseguita dal profilo .dcp. I nuovi profili possono contenerle entrambe, cioè sia LUT che look table (in italiano: sia la ‘Tavola di consultazione colore’ che la ‘Tavola aspetto’).

Ho già scritto che i nuovi profili partono ora dalla look table del profilo Adobe Color (una volta era Adobe Standard) e che questa tabella viene applicata subito dopo la trasformazione dei dati raw con la funzione di ‘correggere’ la mappatura cromatica del sensore specifico. Questa tabella, tipicamente creata dall’utente tramite un profilo personale, può essere inclusa in un nuovo profilo XMP e questa operazione può essere funzionale, per esempio, se si vuole mantenere la precisione del colore di sensori diversi ed applicare successivamente una LUT; in questo modo si potrà avere una maggiore uniformità di ‘stile del colore’ anche da fotocamere diverse.

Per sfruttare questa opzione si possono scegliere due possibilità: o si dispone di un file .csv che contenga la look table oppure si sfrutta quella di un profilo già creato. Nel primo caso basta cliccare sul menù a comparsa e scegliere la voce ‘Carica file “.csv”…”; nel secondo caso, invece, è sufficiente applicare all’immagine il profilo .dcp che contiene questa tabella e si noti come automaticamente questo profilo appaia nella finestra di creazione al posto di Adobe Colori. Vedi Fig. 6

Fig. 6

Ricordo che queste look table sono dei file scritti in .csv e possono modificare solo gli aspetti di Tinta, Saturazione e Luminanza del colore.

Le atre opzioni

Meritano una semplice spiegazione anche le funzioni minori che hanno comunque importanza a fini organizzativi del lavoro. Nella finestra di dialogo in fig. 4 si possono vedere queste opzioni che sono:

Nome = è il nome del profilo che apparirà

Gruppo = si può scegliere in quale gruppo di profili contenere quello che si sta creando, ad esempio Base, Artistico, Moderno ecc.

Nota che si può facilmente rinominare un profilo o un set già creato semplicemente con il click del tasto destro sul nome dello stesso. Inoltre quando si è creato il profilo si può indicare un separatore tra i vari gruppi e inserire diverse opzioni come un nome corto per la vista elenco, l’ordine preferenziale, la descrizione del profilo, il Copyright e le informazioni di contatto. Per inserire queste opzioni è sufficiente cliccare con il tasto destro sul nome del file, scegliere la voce ‘Rinomina profilo’ e si verrà rinviati ad una finestra di dialogo con i campi compilabili (vedi fig. 7).

Fig. 7

Conclusioni

I nuovi profili XMP di Adobe aprono la strada verso l’applicazione di ‘stili di colore’ molto più complessi di prima e molto simili ai filtri di Instagram. Mantengono comunque l’aspetto tecnico – e personalizzabile – di ‘fedeltà’ del colore ma si rendono utili per diverse situazioni, compresa la loro applicazione anche ai file non raw.