Ma quanti profili (.dcp) servono per una fotocamera?


Che cos’è un profilo di fotocamera .dcp e perché è diverso da un profilo ICC?

Di solito usiamo il termine (o estensione) ICC per indicare i profili di colore ma, ormai da tempo, sono stati introdotti da Adobe i profili di fotocamera con estensione .DCP (DNG Camera Profile).

Questo tipo di profili di colore sono molto particolari. Innanzitutto perché non descrivono come un dispositivo rappresenta il colore sotto un unico illuminante, ma come una fotocamera lo cattura. Sono quindi più simili agli scanner che non ai monitor o alle stampanti. In secondo luogo perché, a differenza dei profili ICC, non agiscono sul file già ‘a colori’ ma prima, nella fase di costruzione dell’immagine. In altre parole essi caratterizzano il comportamento del sensore (cioè come questo registra il colore) sotto uno specifico illuminante.

Il profilo .dcp è concettualmente simile al profilo ICC ma ne differisce perché agisce prima della conversione dei dati. Il profilo ICC, invece, necessita di un file renderizzato a colori, tipicamente un Tiff.

Con termini tecnici: i profili ICC sono ‘output referred’ e possono agire solo su file in RGB o CMYK. I profili .dcp sono ‘scene referred’ ed agiscono prima della conversione colorimetrica.

Per un approfondimento tecnico sulla natura del profilo .dcp consiglio la lettura di questo articolo di Mauro Boscarol.

Alcune incomprensioni tipiche sui profili .dcp

1- Il profilo .dcp agisce solo sui file DNG.

Sbagliato. Il profilo .dcp è applicabile a tutti i file raw scattati con la stessa fotocamera. Non è assolutamente necessario convertire tutti i file raw originali (tipo NEF o CR2) nel formato DNG. L’unica volta in cui è necessario convertire il raw originale in DNG è lo scatto che si sarà effettuato del ColorChecker. Solo in questo modo si potrà permettere al software di creare il profilo. Una volta creato, ripeto, può essere applicato a tutti i file raw originati della stessa fotocamera.

2- Il profilo .dcp serve solo per i software Adobe.

Sbagliato. Esistono altri software (convertitori raw) che possono utilizzare il profilo .dcp alcuni tra questi sono Raw Therapee, Raw Studio 2 e Irident Digital, ad esempio.

3- Serve un profilo .dcp per ogni condizione di luce.

Sbagliato. Se la mettiamo in questo modo allora è impossibile usare i profili .dcp; significherebbe, ad esempio, che il profilo per la luce solare non funziona se è nuvoloso. Oppure se creo il profilo in ombra non funziona per i colori non in ombra…non è così. È assolutamente vero che la luce cambia nell’arco di una giornata e cambia anche in funzione delle condizioni meteorologiche ma la sua caratteristica emissione spettrale varia poco (per un approfondimento sugli illuminanti potete leggere il mio articolo su Leica Lab a questo indirizzo). Di conseguenza se viene applicato un profilo creato in luce solare può essere applicato tranquillamente anche se è nuvoloso; la sua resa colorimetrica – dopo un corretto bilanciamento del bianco – sarà comunque ottima.

L’estrema utilità del profilo .dcp non consiste tanto nella resa del colore sotto gli illuminanti standard, come la luce solare o quella al tungsteno, ma sotto gli illuminanti moderni come i neon, le lampade a scarica o i LED. In questo caso l’emissione spettrale di queste luci è decisamente particolare e crea, nel sensore della fotocamera, una differente resa del colore. In questi casi è molto utile, se non indispensabile, creare un profilo .dcp. Solo in questo modo si potrà caratterizzare la resa colorimetrica della fotocamera sotto quello specifico illuminante.

Allora quanti profili servono?

I profili contenuti nei software Adobe come Camera Raw e Lightroom sono chiamati ‘Adobe Standard’ e ne troviamo uno per ogni modello di fotocamera supportata. Questi profili sono fatti internamente da Adobe su un vero e proprio sensore di quel modello e ne rappresentano il comportamento di resa del colore. Essi contengono due indicazioni, chiamiamole così per semplicità, su come rappresentare il colore all’interno di un profilo ICC di output: una per la luce diurna e un’altra indicazione per la luce a incandescenza (filamento di tungsteno). Questi due illuminanti posso essere rappresentati dalle seguenti temperature di colore: 6500K e 2854K

Con il profilo standard possiamo ottenere una buona resa del colore ma se vogliamo migliorarne la precisione dobbiamo creare un profilo usando la nostra fotocamera ed un ColorChecker Passport. Vedremo in un altro articolo come fare.

Il consiglio è quello di creare una serie di profili, al massimo due o tre. Un profilo per la luce diurna e uno per la luce ad incandescenza, può anche essere, come vedremo nel prossimo articolo, un profilo a Doppio Illuminante.

Un secondo profilo per le luci a scarica, tipo neon o quelle a basso consumo, che sia utile per le condizioni di luce in interni o anche in esterni (vetrine, luci artificiali notturne). Va ricordato che nei casi di luce mista il profilo non può fare miracoli e mantenere la resa colorimetrica corretta se le fonti luminose sulla scena sono troppo diverse (si pensi alle fotografie di eventi o di concerti)

Un terzo profilo, se necessario, può essere creato in condizioni di luce molto particolare, come le luci miste di un interno oppure le lampade a vapori di mercurio per l’illuminazione stradale ecc. In questi casi aiuta molta il fatto che il ColorChecker Passport sia piccolo e portabile ma ciò non significa che dobbiamo sempre averlo dietro per fotografarlo appena la luce cambia!

In conclusione ricordo che i profili .dcp si trovano in queste cartelle:

Windows—C:/Users/[nomeutente]/AppData/Roaming/Adobe/CameraRaw/CameraProfiles

Mac—Macintosh HD/Users/[nomeutente]/Library/Application Support/Adobe/CameraRaw/CameraProfiles